Wanderlust: storia di un nome

Ho decine, ma che dico, centinaia di ricordi e aneddoti divertenti sui miei viaggi di cui potrei raccontarvi ma non potrei mai iniziare questa avventura senza prima cercare di spiegare cosa vuol dire per me sentirsi, o meglio, essere una Wanderlust. Perchè mai scegliere un termine così poco conosciuto e per giunta nemmeno italiano? Scopriamolo…

Innanzitutto, non è difficile intuire che questa parola sia di origine tedesca. E fun fact, è una di quelle parole che si possono considerare quasi intraducibili. Esistono sì delle traduzioni, dei tentativi di parafrasarne il significato ma è curioso sapere che non esiste una sola parola che in italiano sia in grado di renderne esattamente il senso più inedito.

“Viandante sul mare di nebbia”
Caspar David Friedrich

L’etimologia. La parola è composta dal sostantivo Lust che sta per voglia, e dal verbo wandern, che non significa passeggiare (in tedesco si direbbe “spazieren”) ma nemmeno camminare (“laufen”). Wandern contiene infatti un significato più profondo. Un errare, non solo fisico ma anche spirituale. Poetico? Beh, sì. Non a caso il concetto della Wanderlust è un tema caro al Romanticismo tedesco e al suo più grande autore, Johann Wolfgang von Goethe (autore tra l’altro anche del celebre “I dolori del giovane Werther”). Questo concetto è emblematico nel famosissimo Canto Notturno del Viandante (“Wanderers Nachtlied”) dove il Viandante (e, si badi bene, non il viaggiatore) ha un solo obiettivo: raggiungere la pace interiore, raggiungere un equilibrio tra il suo stato d’animo errante appunto e la tranquillità invece della natura. La Wanderlust evoca quindi un senso di libertà, di ricerca e scoperta di se stessi, di avventure e di emozioni.

Canto Notturno del Viandante

Su ogni cima
è pace;
in ogni chioma
senti appena
un alito.
Nel bosco anche gli uccelli, tutto tace.
Aspetta: presto
anche tu avrai pace.

Johann Wolfgang von Goethe

E nella moderna concezione di Wanderlust, quel lato più nostalgico e pessimistico tipicamente romantico viene un po’ meno? Nell’idea odierna la Wanderlust è una sorta di “malattia”. È la voglia di partire per nuove avventure, di scoprire il mondo un viaggio alla volta, di sorprendersi di fronte alle meraviglie della natura. È la nostalgia dei viaggi passati.

Perdonatemi, ma ancora una volta devo usare una parola tedesca. Fernweh. E ancora una volta, non esiste una vera e propria traduzione. Forse parafrasando diventa “nostalgia per paesi lontani” ma questa non è l’interpretazione più corretta e nemmeno quella che io prediligo. Una signora tedesca che ho conosciuto ormai qualche anno fa, ha provato a spiegarmi che cosa significhi realmente questa parola. Significato che forse, o per lo meno dal mio punto di vista, è ancora più curioso di quello di Wanderlust. La Fernweh è infatti una forma di nostalgia per luoghi e paesi che non ancora visitati. Forte, no? Come si può provare nostalgia di qualcosa che non si è ancora provato? Di qualcosa che non si è ancora visto? Non lo so, ma ragionandoci bene è il concetto o comunque l’idea che più si avvicina a quello che è il mio stato d’animo quando penso ai viaggi che ho intenzione di fare, quando comincio a documentarmi o quando semplicemente comincio a sognare ad occhi aperti.

Foresta nera

Insomma, con questo voglio dire che il titolo di questo blog non è nato a caso. È stata una scelta consapevole, pensata da un lato e istintiva dall’altro. Non ho scelto questa parola perché mi sembrava particolarmente accattivante per un hashtag o per una foto Tumblr. Si sa, quando siamo obbligati a leggere un’opera si fatica a cogliere quelli che sono i messaggi più profondi. È solo quando diventa una lettura di piacere che si riesce ad apprezzarla completamente. Mi è sembrata una scelta naturale quindi il rendere omaggio al mio amato-odiato Werther e a questo stato d’animo intraducibile. Volevo cominciare questo nuovo progetto, quindi ho deciso che se avessi cominciato realmente a scrivere, il mio blog non poteva non portare il nome di questa parola che tanto mi ha emozionato da rimanermi impressa nella mente.

-Anna


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