È da un po’ che non scrivo. Nel mentre è letteralmente scoppiata una pandemia globale. Non nascondo che, soprattutto in un primo momento, questa situazione causata dalla diffusione del Covid-19 mi abbia destabilizzata. Forse perché in qualche modo ha comunque sfiorato la mia esperienza. Nulla di paragonabile a chi è risultato positivo o a chi ha una persona cara affetta dal virus, ma comunque è ed è stata un’esperienza nuova (e non di certo in senso positivo).
Il 22 febbraio sono partita per un viaggio. Giusto un paio di giorni prima si era diffusa la notizia della possibilità di soggetti infetti nel lodigiano. Tutto però sembrava ancora una cosa contingentata alla Cina e a quei rarissimi casi nella provincia lombarda (sinceramente non ricordo se allora fossero già stati confermati o se erano ancora solamente sospetti). Partiamo, più o meno tranquilli. Qualcuno porta la mascherina per sicurezza, qualcuno la indossa solo in fila ma in generale non c’è preoccupazione, anzi. Tutto sembra regolare: normale controllo di sicurezza, check-in ed imbarco. Una volta raggiunta l’isola di Guadalupe, ci chiedono semplicemente di firmare una dichiarazione ma, ancora una volta, non sembrano esserci particolari problemi. Raggiungiamo il porto di Point à Pitre e solo lì, prima di salire in nave, ci controllano la temperatura corporea (tutti ammassati in fila, altro che distanze di sicurezza…). La vacanza prosegue alla grande, visitiamo le isole che avevamo in programma, usciamo per fare escursioni, tutto assolutamente nella norma. Una mattina però ci accorgiamo che all’orizzonte non è visibile la costa, non un segno di litorale nelle imminenti vicinanze. Sembravamo ancora in mare aperto. Non facciamo in tempo a formulare questo pensiero che sentiamo l’annuncio del capitano. Ci informa che l’sola di Tortola, in quanto britannica e conscia del fatto che a bordo ci fossero cittadini proveniente dal nord Italia, ha impedito il nostro sbarco. Non vi nascondo che questa specifica ci ha fatto raggelare il sangue. Avevamo paura che la situazione potesse diventare critica, motivo per cui quel giorno abbiamo cercato di mantenere un profilo basso. La paura più grande riguardava però la possibilità di rimanere bloccati in mare aperto, che anche le altre isole ci rifiutassero lo sbarco. Per fortuna, essendo probabilmente all’inizio della situazione e non essendoci casi sospetti a bordo, nei giorni successivi la nostra vacanza prosegue normalmente. Visitiamo tutte le isole che erano in programma e tutto sembra concludersi per il meglio. Una volta rientrati a Point à Pitre, ci dirigiamo all’aeroporto. Tutti noi cittadini italiani veniamo dirottati in un’ala isolata dell’aeroporto. I membri della security e i vari addetti ai lavori tengono d’occhio la situazione da dietro delle vetrate. La situazione è davvero surreale.
La mia esperienza, seppur relativa e limitata, con il virus mi ha fatto davvero riflettere molto. Per la prima volta mi sono sentita “discriminata” per le mie origini. E ok, con il sennò di poi posso anche inquadrare la situazione in un’ottica di precauzioni e di isolamento, fatto non toglie però che la situazione mi sia sembrata davvero irreale. Una volta tornata a casa, in Italia la situazione è degenerata pesantemente e nel giro di nemmeno una settimana mi sono ritrovata in lock-down in zona rossa.
La cosa che più mi pesa sulla mancanza di certezze per il futuro è la possibilità di viaggiare. Già da mesi ormai avevo programmato il mio viaggio in Kenya, il mio viaggio dei sogni, un viaggio nella mia bucket list da anni. Chissà quando si potrà tornare a viaggiare. Chissà quando si potrà tornare a viaggiare in Africa. Chissà come sarà quando si tornerà a viaggiare. Chissà come sarà tornare ad interagire con l’altro.
Mi manca fotografare
Mi manca il profumo delle spezie
Mi manca la salsedine
Oggi sono 56 giorni che non esco di casa, nemmeno per fare la spesa. Sono 56 giorni che ho in mente di scrivere un sacco di articoli per il blog, ma sono anche 56 giorni che rimando questo momento.Oggi c’è un gran temporale, è saltata la corrente e non posso seguire le lezioni online. Mi è sembrato il momento giusto per cominciare a scrivere di nuovo.
Per 56 giorni non sono stata nel mood giusto di scrivere, nonostante ne avessi maledettamente voglia. Oggi piove, generalmente preferisco le giornate di sole per scrivere. Non lo so, forse i pianeti si sono allineati, forse ormai mi sono rassegnata all’idea di aspettare e rimandare tutti i progetti, forse ho preso consapevolezza che per il momento gli unici viaggi che posso fare sono quelli introspettivi.
-Anna



